Storia recente del ghiacciaio del Trajo

Le prime notizie moderne relative al Ghiacciaio del Trajo sono desumibili dal rilievo fotogrammetrico del 1880-1881 di Pio Paganini, che fissa la quota frontale a 2431 m. Successivamente si hanno alcune immagini di scorcio ritratte da Vittorio Sella nella campagna del 1894 (o 1890) e i controlli in loco di Alessandro Druetti (3 settembre 1896), che riporta una quota minima di 2430 m ma con un cenno a una sua possibile discesa fino ai 2250 m in epoche precedenti (ndr: e forse anche nell’anno della visita dell’autore genovese, il quale osserva, con qualche dubbio, una vasta porzione coperta di detriti raggiungere ancora tale limite altimetrico). La revisione di Francesco Porro dell’11 settembre 1903 1 fa parte di quella stagione di studio nel Gruppo del Gran Paradiso promossa da questo notevole duo di pionieri della glaciologia speditiva italiana. Il tutto viene rievocato da Federico Sacco nel suo “Il glacialismo del Gruppo del Gran Paradiso” 2, relativamente a una campagna di rivisitazione svolta nell’intero massiccio nel 1918 e nel 1919. In questa opera viene anche descritto l’apparato morenico storico e protostorico a valle della fronte e si ipotizza che, per la forma peculiare (cioè dovuta alla strozzatura del substrato dove si imposta la seraccata discendente dal gradino roccioso di q. 2850 m), la lingua non raggiunse mai il corso della Grand Eyvia nei pressi del Paese di Epinel, neppure nei massimi post-dauniani del Tardiglaciale Alpino. L’autore descrive una possibile fronte “a coda di volpe”, suggerendo il paragone con il Ghiacciaio di Prè-de-Bar (Monte Bianco), con limite poco al di sotto del 2000 m di quota. Tutte affermazioni, alla luce del secolo di conoscenze successive, degne di revisione critica. Come vedremo dopo.
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Antonio Galluccio
Milano, 1 maggio 2026


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