Un contributo alla ricostruzione della storia recente del ghiacciaio della Brenva

Quando, nella tarda primavera del 2025, ho rivisto il materiale fotografico relativo al Ghiacciaio della Brenva ai fini della sua pubblicazione sul nostro sito web Beautiful Glaciers (ghiacciai meravigliosi), mi sono reso conto che nell’occasione non avrei potuto appagare quell’irrazionale desiderio – che da alcuni anni mi pervade – di ricostruire la storia recente dei grandi ghiacciai, la meraviglia naturale che sta scomparendo a ritmi vertiginosi sotto i nostri occhi. Redigere una monografia su questo colosso del Monte Bianco sarebbe stata infatti operazione nel migliore dei casi pleonastica, quando non inutile, perché in argomento si erano già ampiamente spese alcune delle firme più prestigiose della letteratura glaciologica internazionale. Per oltre un secolo.
Ebbene, ho riflettuto e lavorato un anno, non incessantemente ma con costanza, e ho cambiato idea, convincendomi che il termine “contributo” suonasse modesto ma efficace nel definire lo scopo della piccola opera. Soprattutto per me, come al solito, ma anche per il lettore appassionato dell’argomento: un compendio di quanto, tanto e bene, fatto da altri; con l’aggiunta di una revisione critica delle osservazioni, delle misure, delle ricostruzioni, fin qui pubblicate.
Sono il più anziano del gruppo del Servizio Glaciologico Lombardo che condivide questa passione rievocativa della storia dei ghiacciai alpini, ma mi trovo nella inedita situazione di riconoscere quali mentori persone che mi sono più giovani. Per il semplice motivo che sono più bravi, più capaci. Ed ecco quindi che Luca Bonardi, Enrico Rovelli e Riccardo Scotti mi inondano di materiale, a volte inedito, sempre raro, prezioso e dirimente. L’anno di lavoro è tutto qui: rivedere quanto scritto e desunto alla luce dei nuovi arrivi, capaci di imporre dubbi e incertezze. Senza dimenticare l’apporto finale, discreto ed essenziale, di Massimo Urso, glaciologo e naturalista troppo modesto nel farmi da editor ma in realtà al livello degli altri.
Quindi una fatica, un discreto esercizio di umiltà, la certezza che si può fare sempre meglio, magari solo di un po’, ma meglio. E il risultato finale, di cui si può anche essere soddisfatti ma che non cambia ciò che conta davvero: la “nostra” Brenva, come tutti i ghiacciai alpini, sta rapidamente cambiando, diventando un’altra cosa. E merita un ricordo della svanita grandezza.
E comunque, pur nella tristezza per il destino dei ghiacciai, mi sono divertito.

Antonio Galluccio
Milano, 23 giugno 2026


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