0231 – Ghiacciaio della Brenva, Alpi Occidentali, Massiccio del Monte Bianco, Italia. Il ghiacciaio ripreso nella fase più attiva del periodo di crescita degli Anni Ottanta del XX Secolo (per la ricostruzione delle variazioni vedi la didascalia della foto 0235). Sulla sinistra la cappella di Notre-Dame de la Guérison (1440 m), storico punto di riferimento. La fronte, che si situa poco oltre i 1400 m, è coperta di detriti così come l’intera porzione valliva della colata, quest’ultima potente e rigonfia al punto da sovrastare con il suo margine destro la morena omolaterale (centro-sinistra nella foto). Questo aspetto detritico si deve a un evento geologico ben preciso: il 14 novembre 1920, alle ore 14.30, una gigantesca frana di roccia si stacca dalla Parete Est del Gran Pilier d’Angle e del Col di Peuterey, a quasi 4000 m di quota, percorre 5 km e 2890 m di dislivello, supera il cambio di pendenza della Pierre à Moulin e inonda la lingua terminale dividendosi poi in due rami: quello sinistro supera la morena disperdendosi fino a 1300 m circa di quota in gran parte in ambito extra-glaciale, mentre il ramo opposto valica la cresta del suo argine morenico portando distruzione nel villaggio di Purtud, abbattendo una vasta porzione del bosco (50) e sbarrando la Dora di Veny a formare un lago temporaneo. Il 19 novembre, più o meno alla stessa ora, altre 4 frane completano la fase di crollo, sovrapponendo i propri detriti a quelli della precedente. In totale, Ubaldo Valbusa stima un volume di circa 7 milioni di m3 di materiale, altri autori anche 10-13. Da allora, la lingua del Ghiacciaio della Brenva diviene un debris covered glacier, veste che ha mantenuto fino al Terzo Millennio. Altri eventi franosi o misti (rock-ice avalanche) di grandi dimensioni si verificano in origine dal bacino superiore della Brenva l’8 settembre del 1929 e il 18 gennaio del 1997. Per ulteriori notizie vedi l’articolo pubblicato da G. Mortara, M. Chiarle e P. Deline sulla rivista Nimbus, 18 giugno 2020.
Ottobre 1983, Antonio Galluccio.

