Grazie alla libera fruibilità dell’archivio fotografico della ETH Bibliothek di Zurigo, e ad altre fonti iconografiche, è stato possibile comporre la presente monografia relativa al Ghiacciaio di Palü. Questo ghiacciaio, che percorreva con una lingua di oltre 2 km la valle di Alp Palü, sul versante orientale del Massiccio del Bernina, è uno dei più osservati dell’intero Arco Alpino, costituendo lo sfondo paesaggistico di un buon tratto della Ferrovia Retica, inaugurata nel 1910, e in particolare della stazione denominata Alpe Grüm (fig. 16).
Nel libro I ghiacciai della Lombardia, (pubblicato dal Servizio Glaciologico Lombardo per i tipi di Hoepli Editore, Milano, 2012), appare per la prima volta la dicitura Ghiacciaio di Fellaria-Palü, atta a sottolineare una realtà fisica e geografica evidente: il Ghiacciaio di Palü è in realtà una effluenza del vasto pianoro glaciale di Fellaria, e costituisce, assieme ai due ghiacciai del versante italiano (Fellaria Est ed Ovest), uno dei maggiori apparati delle Alpi. Questo altipiano, circondato da vette prossime ai 4000 m di quota, costituisce in effetti l’unico ambito delle Alpi Centrali che riesca a conservare accumuli stagionali di una certa consistenza anche nel recente quadriennio orribile (2022-2026), in cui si è avuta una accelerazione inusitata dei processi distruttivi nivo-glaciali che ripetono, ampliandolo, lo scenario della celebre estate 2003. E’ di fatto la sola, limitatissima zona ancora artica tra il Monte Rosa e il Mare Adriatico.
Antonio Galluccio
Milano, maggio 2024 – agosto 2026
