0235 – Ghiacciaio della Brenva

0235 – Ghiacciaio della Brenva, Alpi Occidentali, Massiccio del Monte Bianco, Italia. Quella delle oscillazioni del Ghiacciaio della Brenva è una lunga storia, di certo una delle più studiate nelle Alpi, cui si sono dedicati molti autori ed enti scientifici (Comitato Glaciologico Italiano, Politecnico di Torino, Società Geografica Italiana, CAI ecc.). Secondo la ricostruzione di Ubaldo Valbusa (1874/1872?-1939) in La catastrofe del Monte Bianco e della Brenva del 14-19 novembre 1920 (Bollettino della Società Geografica Italiana, serie 5, vol. 9, 1920) l’inizio ha una data, il 1560, quando si ha notizia di un minimo importante, pur all’interno della Piccola Età Glaciale. A seguire vengono citati altri periodi di contrazione (1630, 1635, attorno al 1700, qui con forte regresso, 1750, 1800) alternati ad alcuni massimi: 1610, 1645, 1670-80, che raggiunge le posizioni dei due precedenti, 1720, 1780. Proprio in questo anno l’Autore fissa la maggior espansione nel XVIII Secolo. Nel 1818-1820 si registra poi il massimo storico assoluto conosciuto. Seguono importanti ulteriori variazioni: fino al 1835-1840 si annota un fase climaticamente sfavorevole e poi, tra questi anni e il 1852, nuove condizioni atte all’avanzata, che si concretizzano tra il 1842 e il 1852 in un progresso della fronte di 150-170 m circa: coincide con il massimo finale della PEG nell’intero Arco Alpino, con poche eccezioni. I 26 anni secchi e soprattutto caldi tra il 1854 e il 1880 portano a un successivo imponente ritiro: nel 1878 l’arretramento è stimato in 920 m rispetto al massimo del 1818 e, per questo anno, il Valbusa attesta di un ritorno della fronte sulle posizioni del minimo del 1560. Prima della devastazione del XXI Secolo, è questa la fase peggiore per il bilancio dell’apparato. Segue una periodo di moderato progresso, con culmine nella seconda metà degli Anni Novanta del XIX Secolo (1897-98). Agli albori del Novecento si registra il ritiro della fronte fino al 1911, quando, ancora secondo l’autore, si torna nuovamente al minimo del 1560: in realtà, le campagne del 1897 e del 1903 di Druetti e Porro permettono di supporre che non sia andata proprio così e che il minimo del 1911 sia situabile un poco più a valle di quello citato del XVI Secolo (vedi il grafico: circa 130 m). Successivamente, a seguito di un primo decennio climaticamente favorevole, la colata avanza almeno fino al 1918, suggerendo in tal modo di esprimere un tempo di risposta di circa 1 decennio rispetto alle variazioni di massa del bacino di accumulo. Poi, il 14-19 novembre 1920 si verificano le grandi frane (vedi foto e didascalia 0231): dal 1921 al 1941, mentre tutti i ghiacciai del Monte Bianco (e non solo) arretrano, la Brenva produce una avanzata di 485 m, per l’assestamento plastico imposto dalla gran massa presa in carico. La fronte va collidere contro il versante opposto della valle nei pressi della cappella di Notre-Dame de la Guérison, secondo le cronache già danneggiata, nelle sua veste medioevale, nel XIV Secolo, quando forse la colata raggiunge un altro massimo storico, con la lingua prossima all’abitato di Entreves. In effetti il periodo tra 1921 e il 1950 è sfavorevolissimo per i ghiacciai del Massiccio, interrotto solo dai 7 anni freddi compresi tra 1935 e il 1940, che procura però solo un rallentamento, pur significativo, del ritiro tra il 1940 e il 1942. Un ulteriore, progressivo regresso si verifica fino al 1967, quando la fase dinamica clamorosamente si inverte: saranno 21 anni di avanzata costante, fino al 1988, con un recupero di circa 370 m lineari (secondo Augusta Vittoria Cerutti sono 450 a partire dal 1965) e soprattutto con conseguenze concrete, come un nuovo sbarramento della Dora di Veny nei pressi del santuario, qui costretta ad aprirsi un tunnel nel ghiaccio del nostro che ne ha ostruito il corso, e il raggiungimento di una posizione della parte più distale della fronte a soli 30 m dalla morena del massimo storico del 1818, a una quota di poco inferiore ai 1400 m (per A.V. Cerutti sono 1384 nel 1989 e 1379 nel 1991). Nel 1987 la lingua raggiunge la sua massima larghezza e in più punti sovrasta in altezza la morena laterale destra (vengono riferiti anche 50 m), intaccandola e valicandola per brevi tratti. Dopo tre anni di andamento incerto alla fronte ma chiaro per lo spessore e la larghezza della colata, entrambi in netta diminuzione, dal 1992 il ghiacciaio entra in un trentennio di ritiro ininterrotto, che conduce a uno stravolgimento completo della sua morfologia: la lingua valliva si dissolve e la colata si posiziona pensile sulla barra rocciosa trasversale della Pierre à Moulin. Questa complessa ricostruzione è contenuta nel grafico allegato, composto tre parti: da sinistra, un ipotesi ragionata delle distanze e delle misure sulla base del racconto del Valbusa fino al 1767, l’elaborazione del tracciato eseguito da Patrizia Imhof nel suo Glacier fluctuations in the Italian Mont Blanc Massif from the Little Ice Age until present, Historical reconstructions for the Miage, Brenva e Pre-de-Bar Glaciers (tesi di laurea master, Facoltà di Scienze, Università di Berna, 2010) e, infine, una rilettura degli ultimi venti anni.
2025, Antonio Galluccio.


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